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La incredibile cortina di silenzi, misteri ed abusi che è calata sullo stabilimento siderurgico di Taranto, di tanto in tanto si squarcia per mezzo del grido di stanchezza e preoccupazione dei lavoratori, con i quali non possiamo che essere solidali, senza se e senza ma.

Oggi non è più nemmeno il caso di commentare i comportamenti di ArcelorMittal, che sottolineano soltanto che ogni azione va costantemente nella direzione di un conflitto con la comunità, insieme residenti, addetti diretti ed indiretti, e come sempre con l'ecosistema. Non conosciamo ancora i termini del negoziato che sta conducendo il Governo, per il tramite sembrerebbe di Invitalia, ma di certo la nostra posizione resta molto esigente dal punto di vista della valutazione del danno sanitario, della radicale conversione tecnologica e dunque del ridimensionamento sostanziale degli impianti, oltre che di convinto rifiuto di un partner come questo ArcelorMittal a Taranto.

Il Comune di Taranto invierà, in proposito, una missiva al Primo Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il clima e il green deal europeo Frans Timmermans. È giunto il momento di voltare pagina e dare risposte definitive ai tarantini, in coerenza con la strategia europea della transizione giusta. E l'ennesimo sciopero indica che il modello industriale che sembra interessare ad ArcelorMittal non ha alcun futuro.

Il Sindaco di Taranto

Rinaldo Melucci

 
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