Abbiamo ascoltato le spiegazioni dei 5 stelle su quello che voleva realmente dire Di Maio quando, a Taranto, dichiarò che l’Ilva non poteva essere chiusa. Abbiamo assistito a mirabolanti interpretazioni amministrativiste del parere dell’avvocatura sulla gara Ilva. Abbiamo visto davanti a noi scudi levarsi a difesa dell’accordo con Mittal sull’Ilva, che era la miglior soluzione possibile in una situazione pessima, in verità senza appieno comprendere su cosa si reggesse questo slogan. Abbiamo anche sorriso per un fraintendimento della impacciata domanda del vice premier al Governatore della Puglia, che alcuni hanno fatto intendere essere frutto di ignoranza geografica (“e con Matera che state facendo?”) mentre in realtà ci sarebbero stati trattati interi, da scrivere, sulla leggerezza mostrata nel trattare un tema così delicato per il futuro dell’arco Jonico e sul quale tanti milioni si sono spesi. Ma ora siamo francamente scoraggiati nel constatare che senza un gruppo di sostegno che spieghi quello che vuole dire, sembra proprio che il vicepremier non riesca ad uscire da un ambito comunicativo che oscilla fra vuota banalità e assoluta ignoranza dei temi trattati. In primo luogo qualcuno dovrebbe spiegare al vicepremier che, pur essendone onorati, il riconoscimento di “area con i reperti archeologici più importanti di tutta la Magna Grecia” non è poi questo gran che, se si considera che la Magna Grecia era localizzata esattamente sull’arco Jonico ed aveva Taranto come capitale. Difficile pensare che in Italia altre aree, non Magna Grecia, possano insidiarci il primato. In secondo luogo, riteniamo che non essere a conoscenza del fatto che Taranto sia sede di uno dei musei archeologici più importanti d’Italia (e non solo della Magna Grecia) non faccia particolare onore a chi, ricoprendo il suo ruolo, avrebbe quantomeno il dovere, prima di esprimersi, di informarsi.
Non possiamo quindi che mostrare una certa preoccupazione nell’apprendere che, con spirito simile, il vice premier si appresti a studiare una quarta legge per Taranto, mentre, ad esempio, i fondi cis destinati alla città, finalizzati alla sua rinascita e riconversione, sono bloccati da mesi a causa della inazione del suo Governo. Manteniamo alte le speranze, augurandoci che, nel
prossimo futuro, il livello di approfondimento ed analisi aumentino, con la concreta e fondata speranza che il vice premier non decida di annunciare di aver deciso di portare a Taranto il mare.


Fabiano Marti, assessore alla cultura
Valentina Tilgher, assessore allo sviluppo economico