Su alcune testate nazionali leggiamo in questi giorni il requiem di un certo modello turistico, che forse in maniera troppo semplicistica è stato collegato alla sola Gallipoli. Questo fallimento deriva senz’altra dai numerosi errori verso i quali tutti, esperti e meno esperti, ora si affannano a dare ricette. Ma l’elemento che ci convince maggiormente, e ci fa interrogare per quanto attiene a Taranto, è quello che sembra risiedere nella mancanza di una rigorosa pianificazione, ben concertata con le categorie imprenditoriali e poggiata su di una analisi oggettiva del mercato.

Da una prospettiva esogena, uno sviluppo turistico basato esclusivamente su eventi o attrattori di massa, senza una corretta strategia economica ed una coerente infrastrutturazione, che replichi identità ed esperienze altrui, occupando nicchie di mercato già sature o in ritardo coi trend dettati dai grandi operatori, è destinato ad una stagione di successo molto breve, quando non al fallimento totale, per l’appunto.

Ed anche da una prospettiva endogena, uno sviluppo turistico basato sull’effimera riproduzione di modelli che non tengono conto delle caratteristiche del territorio non solo è destinato a non attrarre un costante ed equilibrato flusso nel lungo periodo, ma ad essere avvertito come violento rispetto ai ritmi ed alle aspirazioni della comunità, nella quale si rischia così di non far sorgere le giuste professionalità e gli investimenti utili a garantire una corretta circolazione del brand territoriale ed una armonica crescita del cluster turistico locale.

Quale direzione allora intraprendere? Certamente la strada è più faticosa. E’ evidente che uno sviluppo turistico sensato parte da una rilevazione delle peculiarità del territorio, da un incrocio fra le domande dei vari segmenti di clientela target e l’offerta del territorio, da una individuazione delle carenze che consentono di colmare il divario fra offerta presente e domanda del mercato target, e con la pianificazione e realizzazione degli interventi necessari a colmare tale gap. Il tutto condito dal rispetto della legalità e da corrette strategie di comunicazione.
 
E’ di non più di una settimana fa la presentazione di un modello evoluto di tal specie al convegno denominato “Taranto futuro prossimo”, un modello incardinato nel più generale Piano Strategico di Taranto, coordinato dall’agenzia regionale Asset e promosso dalla Regione Puglia. Come comune capoluogo abbiamo messo a disposizione il lavoro di ricognizione effettuato sul territorio provinciale e richiesto agli organismi regionali di supportarci negli step successivi del percorso, al fine di impostare la nascita di una vera industria turistica, sostenibile, durevole nel tempo, generatrice di valore a tutto tondo.

E la bussola di questo lavoro resta naturalmente la programmazione che l’Amministrazione Melucci si è data al suo insediamento, all’interno della quale già si rinvenivano i germi di questo modello, che seriamente e in breve tempo non potrà sostituire altri grandi filoni produttivi ionici, ma dovrà rappresentare una delle sfide più importanti per la Taranto che sarà, per i nostri giovani, a patto di puntare, come detto, su servizi e location di eccellenza, fortemente identitari, votati a segmenti turistici specifici (per esempio, lusso, sport, business, paesaggio costiero e rupestre, cultura, ecc.).
 
Difatti, dall’analisi delle risorse del territorio è emerso come il solo turismo balneare stagionale è un orizzonte limitato e limitante per i nostri soggetti economici. Il mare è anche cultura, scienza, sport, ed accanto al mare abbiamo siti acheologici e museali di primissimo ordine, gravine e parchi naturali per il turismo slow e eco, una enogastronomia variegata e di livello, un artigianato di antichissima tradizione, che può attrarre il turista più consapevole, alla ricerca di arricchimento esperienziale, che va ormai per la maggiore nelle statistiche recenti.

E dopo tutto, le risorse da sole non bastano. Il salto fra potenzialità turistica e industria turistica richiede necessariamente:
- conoscenza e fruibilità del nostro patrimonio attrattivo. Conoscere, descrivere, pacchettizzare e gestire il prodotto (l’itinerario, il pacchetto turistico, il biglietto integrato, l’esperienza sensoriale), mantenendolo aggiornato e sempre appetibile per i target individuati;
- accessibilità, perché le informazioni e gli accessi devono essere semplici, immediati, fruibili, fisicamente come tramite supporti multimediali e tramite rete. Senza dimenticare quelli che sono gli sforzi che si stanno già compiendo per l’accoglienza delle categorie più fragili o diversamente abili. Il turista non deve provare senso di smarrimento, ma deve essere condotto, in base ai needs individuati, guidato al pieno soddisfacimento delle sue esigenze. Cartellonistica chiara, mezzi pubblici dedicati, informazioni accessibili e ben organizzate, sono elementi chiave di una vacanza pienamente soddisfacente, quello che fa dire a tutti i tuoi consocenti, una volta tornato a casa: “dovete assolutamente andarci”;
- viabilità ed interconnessione. I collegamenti intermodali devono essere sviluppati coerentemente ai flussi turistici attesi e la viabilità deve assicurare l’assorbimento almeno dei flussi veicolari medi in stagione. Nessuno vuole passare le vacanze in coda in macchina o aspettando aerei o treni che hanno, talora, tempi di percorrenza degni dell’inizio dello scorso secolo;
- ricettività e servizi, con lo spettro dei balconi di Gallipoli che diviene drammaticamente calzante. A Taranto il misero numero dei posti letto si aggira intorno alle 2.000 unità, non sempre di adeguata qualità. Analogo ragionamento vale per i servizi turistici, poiché ne esistono pochi davvero eccellenti (si pensi al caso dell’osservazione dei cetacei), ma in grado di accogliere una quantità limitata di richieste. E’ necessario incentivare queste attività, defiscalizzare, semplificare la regolamentazione, elaborare protocolli con le autorità terze per definire sensati margini di operatività e sviluppo che rendano gli operatori certi rispetto al proprio investimento;
- valorizzazione e recupero, in quanto preservare e restaurare l’immenso patrimonio culturale, architettonico e archeologico è un elemento imprescindibile del tipo di turismo che abbiamo in mente. Vanno valorizzate anche le competenze antiche e maestranze in certi casi uniche nel panorama nazionale e non solo, si deve ridar voce ai racconti del territorio, attraverso la raccolta e la messa a disposizione di chi voglia vivere queste esperienze, creando centri permanenti di diffusione laboratoriale;
- professionalizzazione e crescita degli operatori, per una vera cultura del turismo, che non ha nulla a che vedere con le iniziative mordi e fuggi e i guadagni facili. Perché il turismo diventi portante del PIL di un luogo, questa cultura deve scaturire da competenza e professionalità, studio ed applicazione, nonché visione sinergica di tutti gli operatori. Professionalizzare, con corsi per giovani e imprese, e fare rete diventano dunque delle chiavi di volta.

Un piano così articolato per lo sviluppo turistico deve necessariamente procedere per gradi, di nuovo nel rispetto pieno del territorio e con il responsabile coinvolgimento degli operatori locali. Noi ci mettiamo tutta la volontà e l’indirizzo politico. Il mio Assessorato, per desiderio del Sindaco, sarà sempre più occupato in questa grande programmazione e giocherà il ruolo di vero pivot per la diversificazione che Taranto attende.

Valentina Tilgher
Vice sindaco e assessore allo sviluppo economico, marketing territoriale e risorsa mare