Riforma

Varata dal D.M. 509 del 3/11/99 e adottata dagli atenei dell’intero territorio nazionale a partire dall’anno accademico 2001/2002, la Riforma universitaria ha fondamentalmente introdotto le seguenti novità: 

  • Suddivisione del corso di studi post-diploma in 2 livelli
  • Ideazione delle “classi” di Laurea e di Laurea Specialistica
  • Introduzione del sistema dei “crediti formativi”
  • Organizzazione autonoma degli atenei
  • Introduzione dei test di accesso.

Già da questo primo decreto il nuovo ordinamento aveva previsto che, conseguito il diploma si accedesse ad un corso di laurea di 1° livello o Laurea base (L) in grado di assicurare contenuti di tipo generale ed introducesse immediatamente nel mondo del lavoro, con la possibilità di partecipare a concorsi pubblici. Per chi intendesse proseguire gli studi era possibile accedere ad un corso di laurea di 2° livello o Laurea Specialistica (LS) in grado di fornire una preparazione professionale e culturale particolarmente avanzate, permettendo di svolgere attività altamente qualificate. Il successivo D.M. 270/2004 che ha completato il quadro della Riforma ha modificato alcune definizioni e titoli conseguiti, lasciando inalterati obiettivi formativi e sbocchi professionali. La definizione di Laurea Specialistica (LS) è stata mutata in Laurea Magistrale (LM). Il titolo di studio conseguito dopo la Laurea di 1° livello che corrispondeva alla definizione di Laureato è stata mutata in quella di Dottore; mentre quello conseguito dopo la Laurea di 2° livello che corrispondeva alla definizione di Dottore è stata mutata in quella di Dottore Magistrale
Da dicembre 2010 è stato convertito in legge il D.L. n.180/2008 sulla riforma dell'Università ad opera del Ministro Gelmini che prevede diversi cambiamenti tra i quali: lottaagli sprechi ed a parentopoli, stop ai rettori a vita; autonomia delle università coniugata con un a forte respoinsabilità finanziaria,scientifica e didattica: soldi solo in base alla qualità (gli atenei gestiti male ne riceveranno meno)  e fine finanziamenti a pioggia; reclutamento e governance secondo criteri meritcratici e di trasparenza fusione atenei ( ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, di norma in ambito regionale per abbattere costi ed aumentare la qualità didattica e di ricerca); riorganizzazione interna degli atenei( con riduzione delle facoltà che potranno essere al massimo n.12 per ateneo); valutazione degli atenei; dirito allo studio ed aiuti agli studenti meritevoli.

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